Archivia per 16 Maggio 2008

Chi siamo? Dove andiamo?

Ogni uomo però non è soltanto lui stesso; è anche il punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò la storia di ogni uomo fintanto che vive in qualche modo e adempie i volere della natura è meraviglioso e degno di ogni attenzione….

La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una vita, l’accenno di un sentiero. Nessun uomo è mai stato interamente lui stesso, eppure ognuno cerca di diventarlo, chi sordamente, chi luminosamente, secondo le possibilità. Ognuno reca con sé, sino alla fine, residui della propria nascita, umori e gusci d’uovo d’un mondo primordiale. Certuni non diventano mai uomini, rimangono rane, lucertole, formiche. Taluno è uomo sopra e pesce sotto, ma ognuno è una rincorsa della natura verso l’uomo. Tutti noi abbiamo in comune le origini, le madri, tutti veniamo dallo stesso abisso; ma ognuno, tentativo e rincorsa dalla profondità, tende alla propria meta. Possiamo comprenderci l’un l’altro, ma ognuno può interpretare soltanto se stesso.

H. Hesse

In sottofondo: “Break the night with colour” - Richard Ashcroft

Lasciami solo quel poco

Lasciami solo quel poco di me
con cui io possa chiamarti mio tutto.
Lasciami solo quel poco
con cui possa trovarti ovunque
e incontrarmi con te dappertutto
e darti il mio amore ogni volta.
Lasciami solo quel poco
con cui non mi possa celare.
E lascia non tolta quella catena d’amore
con cui mi possa legare a doppia partita
al tuo volere e realizzare il tuo fine nella mia vita.
Rabindranath Tagore

In sottofondo: ” Tin man” - America

Il nulla non illumina ….

Ancora peggiore della convinzione del no, è l’incertezza di un forse, la disillusione di un quasi!
E’ il quasi che mi dà fastidio, che mi intristisce, che mi uccide portando con sé tutto ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.
Chi ha quasi vinto gioca ancora, chi è quasi stato promosso studia ancora, chi quasi ha amato? non ha amato.
Basti pensare alle opportunità che sfuggono tra le dita, alle chance che si perdono per paura, alle idee che mai usciranno dal foglio per questa maledetta mania di vivere nell’autunno. Mi chiedo, a volte, che cosa ci porta a scegliere una vita tiepida.
La risposta la so, è stampata nella distanza e nella freddezza dei sorrisi, nella mollezza degli abbracci, nella indifferenza dei “buon giorno” quasi sussurrati.
C’è troppa codardia e manca coraggio perfino per essere felici.
La passione brucia, l’amore rende pazzi, il desiderio tradisce.
Forse questi sarebbero buoni motivi per scegliere tra allegria e dolore.
Ma non lo sono.
Se la virtù fosse proprio nei mezzi termini, il mare non avrebbe onde, i giorni sarebbero annuvolati e l’arcobaleno in toni di grigio.
Il nulla non illumina, non ispira, non affligge né calma, amplia soltanto il vuoto che ognuno di noi porta dentro di sé.
Preferire la sconfitta al dubbio della vittoria significa sprecare l’opportunità di meritare.
Per gli errori c’è perdono; per i fallimenti, opportunità; per gli amori impossibili, tempo.
Non serve a niente costruire recinti intorno a un cuore vuoto o economizzare l’anima.
Un romanzo il cui finale è istantaneo o indolore, non è un romanzo.
Non lasciare che la nostalgia ti soffochi, che l’abitudine ti accomodi, che la paura impedisca di tentare.
Non fidarti del destino e credi in te stesso.
Usa più tempo realizzando che sognando.
Facendo che pianificando.
Vivendo che aspettando.
Perché, mentre chi quasi muore è ancora vivo, chi quasi vive è già morto.

Luis Fernando Veríssimo (scrittore brasiliano)

In sottofondo “Iris” - Goo Goo Dolls